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Malus I. Lo scoccare delle ore. 17

09 gennaio 2012

Ai lati del portale sedevano due leoni di granito nero, quasi sfingi imprigionate nella pietra pronte a scattare in avanti. Risalirono intimiditi gli scalini guardandosi prudentemente dalle due belve che pur essendo di pietra sembravano seguirli con lo sguardo con le fauci fameliche socchiuse pronte ad azzannare.
Entrarono, quelle sale sembravano ancora più silenziose del restante castello, la passata magnificenza era sbiadita dal passare dei secoli e dall’azione vento salato che s’insinuava fin lì, avevano qualcosa di ma­linconico, come se volessero in qualche modo ancora narrare degli splendori e degli avveni­menti lieti e tragici di cui erano state testimoni e che ormai non ricordava più nessuno, nemmeno le leggende.
Desirée, attorniata dai mostriciattoli in rispettoso silenzio, avanzava piano, quasi in punta di piedi ammirando attonita la straordinaria bellezza delle architetture che aumentava a ogni sala, dando ogni volta l’illusione di essere giunti a destinazione, facendo nello stesso tempo presagire che dietro la prossima porta si celava qualcosa ancora più stupefacente.
La prima sala non era molto grande aveva le pareti interamente decorate con sottili mosaici e rilievi di belve feroci in lotta tra loro e con creature fantastiche, unicorni, draghi, lupi, gatti giganteschi, e uccelli fantastici. Pochi e larghi gradini portavano alla sala successiva, più grande ricoperta da eleganti fiori notturni che si arrampicavano lungo le alte pareti dove sembravano essere stati cristallizzati da un’improvvisa gelata che  ne aveva ghiacciato i petali insieme alle ali delle falene che li popolavano. Un portone d’argento annerito dal tempo conduceva alla sala successiva dove tra le colonne pendevano ancora grandi arazzi sbiaditi e lacerati dal vento, raffiguranti scene di guerre ed eroi ormai dimenticati.

Malus, I. Lo scoccare delle ore, 16

24 dicembre 2011

« Dicono che è ora di pranzo e che non vi potete ancora stancare molto ».
« Dovete andare subito, è il padrone che lo ordina », aggiunse un al­tro tristemente.
« Non fa niente, andremo dopo mangiato », li consolò Desirée allontanandosi nel corridoio buio.

Nel pomeriggio riapparvero i piccoli mostri, ben felici di portarla, come pro­messo, a vedere la sala del trono, parlottavano incessantemente tra loro interpellandola di tanto in tanto riguardo alle loro questioni.
« Ma voi come vi chiamate? » li interruppe d’un tratto Desirée.
« Come sarebbe, come ci chiamiamo? »
« Ognuno di noi è contraddistinto da un numero ».
« Sarebbero i numeri di serie con cui ci ha progettati il padrone », precisò l’anziano, specificando di essere il numero 16.
« Veramente volevo sapere, se la vostra specie ha un no­me ».
« Che cos' è una specie? ».
« Il vostro tipo di mostruosità, come si chiama? »
« Terrificante! » Le rispose il mostro più vicino, ma si prese un pugno per non avere capito a che cosa si riferiva la ragazza.
« Noi non abbiamo un nome », le disse tristemente 27 ingoiando con un singhiozzo la bava che gli colava dagli angoli della bocca.
« Signora, si può essere dei mostri non avendo un nome? » s’infornò ansioso un altro.
« Potresti chiedere al padrone di darci un nome? »
Desirée annuì, pur avendo il presentimento, che se fino ad allora il Prin­cipe della Notte non aveva ritenuto necessario dare un nome alle sue creature, probabilmente non lo avrebbe fatto nemmeno in futuro.
Così ripresero il cammino, con i mostri che, eccitati dall’idea di potere avere un nome, iniziarono a inventarne innumerevoli, senza pe­rò riuscire a trovare un vago accordo nemmeno sul genere di nome che volevano.
La sala del trono costi­tuiva il nucleo cen­trale intorno al quale si svi­luppava l’intera costruzione, con la sua altezza eccezionale determinava le dimen­sioni e la posizione degli appartamenti privati, che si trovavano ai piani immedia­tamente superiori.
Desirée e i mostriciattoli dovettero scendere diverse scale per raggiungerne il livello  dell’entrata posta alla fine di un lungo e buio corridoio con minacciose statue in armatura addossate alle pareti, che con la loro mole intimidivano chiunque si fosse soffermato dinanzi a loro, perché inquietantemente realistiche, nell’ombra di  ognuna aleggiava silenzioso un Alp.

Recensione di "La mano di Ferro" e "Imperium"

06 dicembre 2011


La mano di ferro di Lindsey Davis un romanzo giallo/avventura ambientato ai tempi di Tito e Vespasiano, che compaiono anche tra i personaggi, niente male e di gradevole lettura, narrato con un filo d’ironia dallo stesso protagonista agente segreto dell’imperatore mandato nella lontana,fredda e barbara provincia della Germania ad indagare su ribelli testardi e legionari troppo convinti di sé.
Ci è piaciuto molto, ben fatta la descrizione della Germania, dei castra delle legioni, forse viene un po’ meno quello che era l’effettivo spirito militare romano, lo si intravede un po’ tra le righe, forse l’autrice ha italianizzato un po’ troppo i Romani, mostra però di avere un’eccellente conoscenza dell’epoca.



Più imquietante, perchè in qualche modo ci sembra molto attuale, è invece Imperium di Robert Harris appartenente allo stesso genere, che narra l’ascesa politica di Marco Tullio Cicerone attenendosi molto da vicino alla realtà storica, riesce a descrivere molto bene la lotta in difesa della Repubblica Romana sotto attacco dai poteri forti e la spregiudicata scalata al potere di Giulio Cesare. Leggendo il romanzo si spera che nonostante la dilagante corruzione la Repubblica non cada, pur sapendo che è un’illusione perché nella storia sta per fare il suo ingresso l’Impero Romano.


Mette un po’ di ansia (almeno a noi), ma è un gran bel libro.

Malus,I. Lo scoccare delle ore, 13.

04 novembre 2011

« Serve a vedere avvenimenti troppo lontani per es­sere visti ».
« Si può vedere anche nel futuro? »
« Alle volte quello più immediato, ma non quello dei maghi, perché non siamo soggetti alle stesse forze dei comuni mortali, quindi ne siete esclusa anche voi ».
« Peccato. Si può vedere all’interno delle persone? » Malus la guardò alquanto seccato, pertanto le rispose con un deciso.
« No ».
« Come funziona? » La ragazza era snervante, la voglia di sentire parlare qualcuno gli stava già passando.
« Ogni vostro desiderio per me è un ordine ». Disse palesemente scocciato alzandosi.
Stese la mano sulla sfera e al suo interno ap­parvero tremolanti paesaggi lontani, inondati di Sole.
« È con questa sfera che mi hai trovato? »
« Sì », le rispose Malus, prendendo in mano una caraffa di vetro co­lorato riempiendosi una coppa di vino.
« Gradite un po' di vino ». Desirée rifiutò, conti­nuando ad ammi­rare quanto accadeva nella sfera di cristallo.
« Una guerra, non mi piace. Come si fa a farla tornare di nuovo indie­tro? » Malus trasalì, quando un attimo prima aveva distolto lo sguar­do dalla sfera, questa mostrava delle normalissime scene di vita campestre, non era possibile che fosse riuscita a farla funzionare da sola.
« Ripassate sopra la mano e pensate al luogo o alla per­sona che vor­reste vedere », le disse osservandola con estrema attenzione, poteva es­sere stato un caso a fare cambiare lo scenario, ma nella sfera di cristallo apparve un elegante ufficio con una bionda spumeggiante in attillato tail­leur rosso fuoco che, piegata su una scrivania in mogano stava spie­gando qualcosa a un elegante giovane signore, che si trovava sul lato opposto, badando bene di mettere in mostra la profonda scollatura e quanto in essa contenuto.
« Ma non sa fare altro quella! » esclamò Desirée, « Pensavo che fossero disperate per la mia scomparsa, quella deficiente invece pensa a rimorchiare! »
« Vi è una certa possibilità, che vi abbiano dimenticato », con un sorriso aggiunse « Come per magia ».
« Perfida serpe! »

Malus, I. Lo scoccare delle ore, 12.

29 ottobre 2011

« Ha dei bellissimi riflessi », disse, ammirando l’unica cosa che riusciva a vedere. « Come si usa? A che serve? »
« Serve a vedere avvenimenti troppo lontani per es­sere visti ».
« Si può vedere anche nel futuro? »
« Alle volte quello più immediato, ma non quello dei maghi, perché non siamo soggetti alle stesse forze dei comuni mortali, quindi ne siete esclusa anche voi ».
« Peccato. Si può vedere all’interno delle persone? » Malus la guardò alquanto seccato, pertanto le rispose con un deciso.
« No ».
« Come funziona? » La ragazza era snervante, la voglia di sentire parlare qualcuno gli stava già passando.
« Ogni vostro desiderio per me è un ordine ». Disse palesemente scocciato alzandosi.
Stese la mano sulla sfera e al suo interno ap­parvero tremolanti paesaggi lontani, inondati di Sole.
« È con questa sfera che mi hai trovato? »
« Sì », le rispose Malus, prendendo in mano una caraffa di vetro co­lorato riempiendosi una coppa di vino.
« Gradite un po' di vino ». Desirée rifiutò, conti­nuando ad ammi­rare quanto accadeva nella sfera di cristallo.
« Una guerra, non mi piace. Come si fa a farla tornare di nuovo indie­tro? » Malus trasalì, quando un attimo prima aveva distolto lo sguar­do dalla sfera, questa mostrava delle normalissime scene di vita campestre, non era possibile che fosse riuscita a farla funzionare da sola.

Malus, I. Lo scoccare delle ore 11

22 ottobre 2011

 Non pensate Signora, è meglio. Quel qualcosa di strano come lo definite voi, può essere dovuto al fatto che mia madre era Ilfhild principessa degli elfi del Gran Regno dei Tre Tulipani D’oro di Alfheimr. Scuse accettate ». Per un attimo si chiese se doveva snocciolare tutta la genealogia di parte elfa come d’uso, ma preferì lasciare stare, non era molto orgoglioso del sangue elfico che gli scorreva nelle nobili vene, con sua sorpresa invece Desirée lo guardava a bocca aperta.

« Un mezz’elfo uhauu! Per questo sei così carino? Gli elfi sono molto carini, però non hai le orecchie a punta». Malus rimise seccato la lunga penna nel calamaio e precisò.

« Primo: sulla bellezza degl’elfi avrei qualcosa da ridire, anzi molto da ridire, e non è solo una questione di gusto e grazie al cielo non ho le orecchie a punta, mi manca solo questo! Secondo: la parte migliore e più nobile è quella paterna », e non sopportando lo sguardo ammirato di Desirée, rincarò spiegando « In effetti, in tempi lontanissimi eravamo qualcosa di simile ai vampiri, solo molto più potenti. Noi a differenza di loro ci siamo liberati dalla morte, imparentandoci con i Wanen: l’antica stirpe di Dei, non dobbiamo bere il sangue altrui per vivere, abbiamo la nostra vita ed è molto lunga », adesso lei lo guardava con diffidenza, questa seconda parte inspiegabilmente sembrava piacerle poco, incurante dell’effetto che la sua spiegazione poteva avere avuto, prese la penna e dopo averla fatta sgocciolare riprese a scrivere.

« E… » s’informò piena di speranze Desirée « I miei antenati avevano sangue elfico? O di qualche altra creatura fiabesca?»

« No, solo dozzinale sangue umano e nemmeno nobile, plebeo ». Detto ciò non le diede più retta, un conto era apprendere informazioni che avrebbero potuto essergli utili, un altro era darle.  Dopo un po’ però, non sentendo proteste da parte della ragazza, di­venne sospettoso ed alzata la testa, la vide seduta davanti alla sfera di cristallo con gli avambracci distesi sul ripiano ed il mento poggiato sulle mani congiunte, mentre i suoi grandi occhi chiari lo guardavano attraverso il cristallo.

Malus II

20 maggio 2009

- Bello, bello, bello!- 18
- Ci sarà un seguito, le nostre eroiche avventure continueranno - 27
- Grazie al cielo quello scansafatiche dell'autore s'è dato una mossa! - 32
-Dice che è impegnato ma noi credere poco, ma pensiero positivo, bello altre avventure!!- 25
- Che si spera sia narrate con un po' più di obbiettività e correttezza, senza giullari scemi e psicopatici- 32
- Chi la dura la vince, adesso servirebbe soltanto qualcuno che prenda a calci nel suo bel fondo schiena l'autore affinchè scriva veramente la seconda parte, invece di perdersi in mille altre cose del tutto inutili - 16
- Perchè npio autore così?- 25

Nuovo romanzo. Purtroppo è accaduto

01 febbraio 2009

<< Era nell'aria: Tradimento!!! >> 16
<< Abbiamo scovato le prime pagine di un nuovo romanzo, eccco cosa stava facendo il nostro scalcagnato autore! ci tradisce, altro che non ha tempo ed è incasinato >> 18
< Per favore gentile lettore digli che fa schifo, così non scrive più >> 27


Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio,
perché forte come la morte è l’amore…

Le grandi acque non lo piegheranno
I fiumi non lo travolgeranno.

(Cant. 8,6-7)




La tempesta

Dita bambine tracciavano frenetiche cerchi nella sabbia.
Non si capiva se fosse giorno o notte, estate o inverno. La natura tratteneva il respiro e ascoltava la falsa quiete. Le foglie bagnate specchiavano sinistri bagliori troppo vicini.
Le lacrime scivolavano sul volto mentre lo sguardo si perdeva nell’infinità dell’oceano in tempesta, freddo il riflesso della spada sanguinante che teneva nella destra, intorno a lui si muovevano lunghe ombre scure. Strinse gli occhi cercando di contenere il dolore, le labbra pallide tremavano pronunciando l’antica supplica.
« Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio » Aprì gl’occhi, adesso guardava la spuma delle onde sollevarsi violenta verso il cielo, il silenzio fu colmo della sua voce.
« Perché forte come la morte è l’amore » un gemito gli bloccò la voce, a fatica senza riuscire più a vedere per le lacrime proseguì « Le grandi acque non lo piegheranno, i fiumi non lo travolgeranno » portò le mani al cuore stringendo l’elsa della spada, si piegò per il dolore che gli strappava il cuore togliendogli il respiro, cadde in ginocchio ripetendo disperato.
« Forte come la morte è l’amore, come la morte ». si appoggiò alla spada esausto.
Non era solo, si voltò di lato qualcuno lo stava osservando nascosto tra il fogliame.
« Che fai qui piccolo è pericoloso »
« Bel signore, perché piangi? » rispose il bambino.
« Ho perso il mio amore »
« Era un grande amore? »
« Assoluto »
« Ti hanno fatto molto male bel signore? »
« Ora niente ha più senso »
« Come ti chiami bel signore? »
« Nemmeno questo ha importanza »
« Anche se sono piccolo, posso aiutarti »
« Nessuno mi può aiutare, vattene non puoi stare qui »
« Sto cercano mio fratello, puoi aiutarmi a ritrovarlo? » scosse il capo desolato.
«È perduto» e riprese a guardare a largo, dove la tempesta esplodeva divorando famelica l’orizzonte, ma il bambino insistette.
« Non posso lasciarlo qui a loro… Lo capisci questo?»
« Non dovevate venire a giocare nella foresta col buio, è pericoloso » il bambino sembrò indeciso e timoroso suggerì.
« È colpa mia, solo mia. Se non puoi più salvare il tuo amore, puoi salvare mio fratello » vedendo che non rispondeva aggiunse « è anche quello amore, salvando lui salverai anche il tuo amore » e ripeté più forte come se volesse richiamare qualcosa di lontano, perduto « Amore »
« Non è possibile » chinò la testa guardando le macchie di sangue intorno alla spada, ma tremando il bambino insistette.
« Per favore, siamo solo bambini, per il tuo amore perduto fallo tornare » Il mare stava crescendo, aveva già divorato la spiaggia sottostante e risaliva la scogliera, il fragore si faceva di nuovo assordante. Il bambino non demordeva, era inginocchiato con la fronte poggiata per terra e ripeteva sottovoce « Amore ».
« Va bene, tornerà. Tornerà come la tempesta, come l’onda del mare che torna a infrangersi sulla spiaggia, tornerà, ma tu piccolo non hai paura? »
« Ho paura solo di quelli, la tempesta è mia amica »
« No, piccolo la tempesta non è amica di nessuno »
« Per il tuo amore salvalo »
« Tornerà. I tuoi cerchi non fermeranno l’uragano. Sei sicuro di volerlo? » si voltò andando via confondendosi tra le ombre della foresta e i bagliori dei fulmini. La foresta si piegò sotto la forza del vento, l’uragano era tornato e gridava la sua rabbia. La furia dei cavalloni sembrava volere divorare le rocce strappando via con odio qualsiasi cosa riuscisse a raggiungere. Lentamente il bambino alzò la testa e si guardò intorno, il vento aveva soffiato via i suoi cerchi, era solo e indifeso, si alzò, tremava, una scia di sangue si addentrava nella foresta, lo scrosciare della pioggia la stava lavando via, gli occhi color del mare si riempirono di lacrime, aveva perso tutto prima ancora di conoscere l'amore. Era un bambino solo nella foresta ed intorno a lui la tempesta.
 
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